La psicomagia di Jodorowsky e l’incontro con Pachita

Alejandro Jodorowsky con la Psicomagia tenta un diverso approccio alla nostra realtà e al modo di affrontarla. La vita non viene legata all’azione quotidiana ma acquisisce una una diversa prospettiva che coinvolge ogni aspetto della realtà. In questo modo, secondo Jodorowsky e la Psicomagia possiamo affrontare il mondo con nuovi metodi e su nuovi piani, ad esempio con il teatro, la magia o con altri rituali pagani.

Jodorowsky, è riuscito a dare delle risposte alternative alle problematiche quotidiane, e la sua pratica psicomagica, ai confini del sogno e della realtà, è la direzione che ha scelto per affrontare la vita.

Nel momento in cui ci accorgiamo che nella nostra vita qualcosa deve essere cambiato ci si aprono di fronte una serie di alternative:

La pratica psicomagica si affida alla terapia “panica” che è un’alternativa alla più comune psicologia; chiunque decida di affidarsi alla psicomagia deve crederci e deve avere la volontà di cambiare il proprio atteggiamento rispetto a tutte le paure che lo tormentano.

La psicomagia però si affida a un’altra dimensione e il suo spazio d’azione si allontana da qualunque schema precostituito e dalla psicologia stessa.

Nel libro di Jodorowskj si arriva al paradosso della piena coscienza di non sapere di cosa realmente parli, ma nonostante tutto si riesce a coglierne il senso autentico.
Si vivono diversi tempi, dal rituale dell’antico Messico alle serate parigine al Cabaret Mystique, dove da tempo Jodorowsky si esibisce in uno spettacolo a metà tra il teatrale e la terapia di gruppo.
La bellezza del libro di Jodorowskj e della psicomagia sta nella capacità di raccontare la conosciuta e monotona realtà sotto nuovi aspetti e con diversi piani di lettura e di interpretazione.

Jodorowsky confonde la realtà con il sogno liberando l’immaginazione verso nuove terre. Leggerne la prosa è come rileggere la propria quotidianità con altri occhi

Ci si meraviglia del mondo senza perdere l’immaginazione e la fantasia, liberando energie represse o latenti. Non ogni gesto sconsiderato e privo di logica è considerato un atto piscomagico, Jodorowsky non spinge alla violenza o al vandalismo come forma per liberare le proprie angosce; bisogna essere coscienti di volersi liberare della paure in modo costruttivo e positivo, seguendo l’atto psicomagico.

Jodorowsky segue gli arcani rituali messicani, o legge i tarocchi, o vive la realtà come atto teatrale, è un personaggio poliedrico che cerca una nuova via e una diversa chiave di lettura.

È la semplicità che rende i rituali profondi, efficaci e al tempo stesso mistici; e per un attimo, grazie a questa arcana alchimia.

Attraverso tutto ciò si giunge ad una percezione della vita completamente diversa ed ad un godimento dell’essenza della vita stessa.

Negli anni 60′ così Jodorowsky entra in contatto con Pachita, guaritrice messicana che favorisce la guarigione dei suoi pazienti attraverso metodi anti-convenzionali. E’ grazie a lei che concepisce più tardi la sua Psicomagia: essa consiste nel proporre al “malato” di compiere un gesto simbolico, apparentemente illogico ma fortemente emotivo, tale da permettergli di cambiare punto di vista, attivando così la guarigione. Un’azione simbolica che parlando direttamente all’inconscio spezza l’abitudine e il modo di affrontare normalmente la vita per attivare una nuova consapevolezza interiore, presupposto indispensabile per guarire. Uno degli esempi più noti è quello del ragazzo che si rivolse a Jodorosky lamentandosi della propria condizione economica. L’artista gli consigliò di attaccare due monete d’oro sotto alle scarpe, in modo tale che camminando potesse sentirne il tintinnio. In questo modo avrebbe potuto accedere finalmente alla ricchezza.

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