Gli Egizi e le stelle

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Per gli egizi l’evento astronomico più importante dell’anno era la levata eliaca di Sirio (da loro chiamata Soped ) cioè quando la stella sorgeva in contemporanea con il sole, proprio nello stesso punto dell’orizzonte.
Il fenomeno celeste, che si verificava ogni anno il ventuno di luglio, era considerato l’annuncio di una prossima inondazione.
Le acque del Nilo cominciavano infatti a crescere proprio in questo periodo, trascinando con se il prezioso limo che si sarebbe poi depositato nei campi dell’Egitto portando abbondanza e benessere.
L’avvenimento era ritenuto talmente importante per la vita del Paese che in concomitanza con la levata eliaca di Sirio veniva anche fatto iniziare l’anno.
Nelle loro antiche raffigurazioni pittoriche Sirio è spesso indicata come una stella tenuta in mano da una divinità maschile: si tratta di Orione creduto il trascinatore del brillantissimo astro nel cielo.

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Sulle stelle circumpolari gli egizi calcolavano invece l’eternità. Erano chiamate Ikhemu-sek cioè “quelle che non conoscono il perire”. Questo nome deriva loro dal fatto che non tramontano mai nel cielo notturno.
I Testi delle Piramidi affermano che ad esse veniva collegata l’esistenza ultraterrena del faraone, nella speranza che la sua vita eterna potesse seguire il destino di questi astri che non scompaiono mai dalla vista dell’uomo.

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